Oggi vi e mi pongo un quesito che mi gira in testa da un po': quanto pesa la paura del futuro sulla decisione di scalare la marcia? Che rilevanza ha, sulle nostre scelte, l'incertezza del momento in cui ci troviamo? Se fossi cresciuta in un periodo di stabilità economica avrei maturato lo stesso le convinzioni che sto maturando? A volte mi pongo questa domanda, non che porsela cambi la situazione, ma mi piace capire le cose che mi accadono e che faccio accadere.
Una volta mia mamma mi disse:
tu stai attenta a spendere (veramente disse tu sei tirchia, ma vi voglio presentare un'immagine gentile di mia mamma, perciò dimenticate quello che avete appena letto in parentesi!) perché hai pochi soldi, se ne avessi molti saresti spendacciona.
tu stai attenta a spendere (veramente disse tu sei tirchia, ma vi voglio presentare un'immagine gentile di mia mamma, perciò dimenticate quello che avete appena letto in parentesi!) perché hai pochi soldi, se ne avessi molti saresti spendacciona.
Beh, lo so che si dice che nessuno ti conosce meglio di tua mamma, ma penso che quella volta abbia preso una sonora cantonata. Sì, perché quello che penso è che non sia semplicemente una questione di spendere in sé, la vera questione è, per ogni cosa che si fa, chiedersi: è importante per me? Ne vale la pena? Che prezzo - in soldi, in tempo, in impatto sull'ambiente che mi circonda e sulle persone che ci vivono - sono disposta a pagare per questo? E, onestamente, credo che questo modo di ragionare, questi processi mentali, non abbiano molto a che fare con la finanza internazionale.
Casomai potrebbe essere vero il contrario: se molti tentassero almeno di intraprendere la strada della decrescita le cose andrebbero meglio. Ma questa è un'altra storia, decisamente più grande di me, prima di tutto perché non è che io sia un fulgido esempio, ci provo un po', ma niente di più. E poi perché la mia fiducia nella collettività, nelle decisioni di massa, è molto bassa.
Voi che ne pensate?
Non penso che sia possa dubitare del fatto che, senza la crisi economica, non ci sarebbe mai stata questa ondata di interesse per downshifting, smaller living etc. etc. Tutto sta nel vedere se si radicherà oppure se, al cambiare del vento "economico", anche noi torneremo a spendere, a sprecare e in generale a fregarcene. Condivido con te la scarsa fiducia nella massa, e quindi spero di no ma temo di sì.
RispondiElimina@Laura sono d'accordo con te ma, onestamente, tu eri una spendacciona "prima", o comunque è nella tua indole essere rispettosa delle risorse (non solo economiche) che hai a disposizione?
RispondiEliminaFaccio un esempio: magari adesso recupero l'acqua di lavaggio delle verdure per annaffiare le piante e prima non lo facevo, ma comunque anche prima non facevo cose come mezz'ora di doccia oppure riscaldamento a palla e andare in giro in maglietta. Non so se riesco a spiegarmi.
Mmmhh dunque sì e no.
RispondiEliminaNel senso che mi ha sempre dato fastidio lo spreco, quindi sì, niente riscaldamento a palla (potendo controllarlo... siamo passati al semi-autonomo solo di recente), attenzione alle luci accese etc. Il problema è cosa non vedevo come uno spreco e invece da un po' mi sembra così evidentemente tale, in particolare di soldi per un sacco di acquisti quasi-compulsivi. D'altro lato nel mio caso il collegamento con la crisi economica c'è ma non è nemmeno così diretto. Ho "annusato" certe cose, le ho lette in vari blog, e le ho fatte mie, rendendomi anche conto che le conseguenze economiche non erano certo da disprezzare. Forse, volendo essere un po' new age, si potrebbe dire che "era nell'aria" :)
per questo parlo di una sorta di predisposizione, la stessa che ti ha portata a leggere e ad approfondire. Magari poi per qualcuno più reticente la crisi funziona da stimolo ulteriore: quando si dice vedere il bicchiere mezzo pieno!
RispondiEliminaIo non ho assolutamente fatto nessun downshifting nella mia vita, almeno per il momento. Non sono mai stata una sprecona, e' la mia natura. Sempre odiato chi lasciava il rubinetto aperto mentre si lavava i denti o le luci accese quando andava in un'altra stanza. I soldi li "butto" per pochissime cose, quasi mai in vestiti o accessori, qualche rara volta in cose per la casa, piu' spesso in libri o viaggi.
RispondiEliminaNel mio "stile di vita ideale" mi vedo in mezzo alla natura, senza obblighi lavorativi, a contatto con le stagioni e con ritmi naturali, e se questo si puo' chiamare downshifting non lo so, ma rimane una cosa che mi ha sempre attirato, a prescindere da crisi economica e altro. Tornare alla vita sana che facevo da bambina quando andavo dai nonni, ecco...
@Sab sei quella che chiamo una downshifter naturale, non ti devi sforzare, sei così. Solo un appunto: se dici un'altra volta che i soldi spesi in viaggi sono buttati ti cancello! Scherzo ovviamente, ma una delle mie frasi topiche è i soldi meglio spesi sono quelli spesi viaggiando!
RispondiEliminaEh eh guarda che con me sui viaggi sfondi una porta aperta, infatti ho messo "butto" tra virgolette!!!! :)
RispondiEliminaComunque non direi che sono una downshifter naturale, visto che non ho proprio per niente lo spirito di sacrificio che invece servirebbe a volte ad esempio per imparare a fare da se' molte cose, cibo in primis. Sono molto pigra e mi piace trovare le cose pronte in parecchi ambiti. Spesso non faccio cose che andrebbero fatte perche' non mi va. Insomma mi sembra di essere ancora molto infantile per tante cose...
sembra tu stia parlando di me, mannaggia alla pigrizia...
RispondiEliminaPer me nessuna. Vivere come un monaco mi rende felice. Certe cose ce l'hai nel sangue, e forse nell'educazione ricevuta. Per me non c'entra la crisi e non crisi, anche perchè sono in Italia dagli anni 80' ed è trent'anni che si parla di crisi... come a dire che al peggio non c'è mai fine.
RispondiEliminaNon mi piace la parola downshifting, sa tanto di moda e marketing, è pure orecchiabile, tra un po' di tempo sarò "trend" e anche "cool". E' così noioso parlarne. Farlo, se ti rende felice, è altra cosa.
Ci si è fatti troppo prendere dal progresso credendo fosse l'unica via possibile, invece ha portato anche tanta "spazzatura". Secondo me di fondo deve esserci un'educazione e una consapevolezza a non sprecare, ogni spesso guardare indietro e rendersi conto che certe cose si facevano anche prima senza per forza aver bisogno di una certa modernità o adeguamento a trovar tutto pronto. Non è necessariamente legato a una questione di soldi, si deve pure pensare all'ambiente, a ciò che lasciamo per chi vivrà qui nel nostro futuro, salvaguardare le risorse.
RispondiEliminaIo non faccio moltissimo però di quel che faccio sono felice ^^ autoproduco pane, grissini, cioppini, yogurt, seitan, dolci, biscotti (tutto il confezionato) detersivo lavavetri,mangio a km zero (l'orto di mio suocero), acquisto in paese e se devo spostarmi nell'arco di 2 km mi muovo a piedi o bici, sono vegetariana e ritengo che questo sia il punto di forza che mi ha portato a una maggiore consapevolezza!
@exodus a volte le parole sono semplicemente necessarie per intendersi subito, fermo restando che come dci tu conta la sostanza!
RispondiElimina@ElenaSole e meno male che non fai moltissimo, che brava! Sono perfettamente d'accordo con te quando dici che non è semplicemente una questione di soldi, ma di sensibilità verso l'ambiente e verso gli altri. Mi piace il tuo blog, da oggi inizierò a curiosare!
RispondiEliminapenso che la crisi che stiamo vivendo condizioni le nostre scelte ma non il nostro modo di essere, che immagino sia più attribuibile all'educazione che abbiamo ricevuto e al contesto in cui siamo cresciuti.
RispondiEliminaio ad esempio sono cresciuta in una famiglia umile e ho imparato l'arte dell'arrangiarsi, adattarsi e fare sacrifici.
quelle rare volte in cui ho avuto qualche possibilità economica in più ne ho approfittato per fare regali, viaggiare, comprarmi qualche sfizio e ho scoperto che sì, sono una spendacciona ma ho speso quello che avevo senza tradire la mia indole (per capirci, non ho fatto vacanze in un villaggio turistico in riva all'oceano a 12 ore di volo da casa mia).
detto questo, l'essere umano sa fare di necessità virtù, quindi di sicuro la crisi aiuta a rivalutare determinate cose, tra cui l'autoproduzione e il riuso, però la capacità di vedere la decrescita in modo "felice" è una capacità individuale che credo dipenda soprattutto dal nostro modo di essere.
ieri io e R facevamo questa considerazione: in fondo tutto sta a non identificare l'essere con l'avere. Lo scoglio è questo, poi sono dettagli.
RispondiEliminaIo credo che il tipo di decrescita che cerchiamo di mettere in pratica sia di certo (@Laura) legato alla crisi economica, ma credo profondamente che sia anche una reazione a quello che abbiamo vissuto prima. Spreco, spreco, spreco e cosa caratterizza questo tipo di consumo? Il non dar peso, motivo, poesia o valore a quello che facevamo/consumavamo. La decrescita che stiamo praticando è una purificazione positiva, che ci fa apprezzare una cosa più delle mille che si potevano avere prima. Se non fosse così sarebbe un po' come il sacrificio inteso alla maniera cattolica e io non mi sento molto affine :)) Che dite?
RispondiElimina